Se c’è un poco di zucchero la pillola va giù

Qualche giorno fa, me ne stavo comoda, comoda, a fare la mia solita mezzoretta di step al giorno, di fronte alla televisione, giusto per smaltire la tensione e contemporaneamente disattivare i miei neuroni.

Ecco che all’improvviso, i miei i sopra citati neuroni, beati, beati, nel loro stato di limbo sono stati interrotti da queste parole: “E’ nata la pillola rosa, utile alle donne per accrescere l’impulso sessuale”.

A dire il vero forse le parole esatte non erano queste, ma il succo vi assicuro di si. Capirete, che in quanto donna di una certa età, ho chiaramente acceso gli special, visualizzato la trasmissione, se non sbaglio sulla Rai dopo il Tg.

Elaborato tutti questi dati e deciso in un lampo che forse le due tipe alla tv non erano cialtrone, le ho reputate degne di ascolto e cosi ho fatto. Sono stata circa venti minuti buoni ad ascoltare quasi ipnotizzata dalla promesse che questo nuovo ritrovato farmacologico potesse avere un uso concreto nelle tematiche della sessualità …

Poi la psicologa che è in me è inorridita.

Inorridita dal fatto di sentire che ci si illuda ancora oggi che il tutto possa essere risolto solo con un farmaco, che oltretutto nello specifico della pillola rosa, come si è scoperto durante la trasmissione, in Italia ancora non può essere prescritto e quindi usato, ovviamente! Per non parlare delle varie controindicazioni, sempre in agguato in ogni farmaco che si rispetti!

Ma ritorniamo al punto dell’articolo. Inorridita anche dal fatto che, proprio il giorno prima della suddetta trasmissione, una mia amica in una telefonata mi ha confessato che il medico generico di sua zia, dopo aver accertato che la zia fosse stressata (ho ancora oggi da capire che tipo di diagnosi abbia fatto, ma lungi da me criticare il giudizio altrui!) gli ha prescritto qualche “goccetta” di non so quale intruglio per calmarsi.
Non ho in realtà nessuna avversità ne verso l’utilizzo della pillola rosa ne verso le “goccette” per calmarsi. Anzi, sono la prima ad ammettere che gli psicofarmaci, in determinate situazioni e prescritti dalle figure competenti (Psichiatri, Neurologi, Medici) dopo adeguate diagnosi, siano utili.

Se non la pensassi cosi, invaliderei il periodo passato a contatto con psichiatri meravigliosi conosciuti durante il mio tirocinio in psichiatria nel territorio.

Ma inorridisco ed anche qui mi ripeto per enfasi, di fronte a delle persone competenti (Dottori) che si limitano a prescrivere psicofarmaci senza consigliare anche un adeguato percorso psicologico, ovvio da un esperto (Psicologo e in casi più resistenti Psicoterapeuta).

La domanda che pongo a queste figure e non solo, è questa? Perché si continua, in Italia e forse non solo (ma io del resto conosco solo questa realtà!), a pensare che iniziare un percorso psicologico sia o inutile, o sia una vergogna in quanto si può, a giudizio per me assolutamente assurdo, essere considerato un matto?

In realtà potrei stare qui a discutere sulla parola matto per pagine e pagine, cercando di far comprendere che in realtà sono persone, prima di tutto, persone amabili e anche no, persone con i loro difetti e pregi! Ma persone!!!

Certo è che, se le figure che per centinaia di anni hanno assunto il ruolo di “Guru” della malattia (dai guaritori nell’antichità, ai medici dei giorni nostri, tanto per intenderci) non sfatano il mito dell’utilità o del matto, allora non c’è speranza per noi che lavoriamo nel campo della mente.

In realtà penso che molta della responsabilità sia anche la nostra, “Guru” del settore (psicologi, psicoterapeuti…), della non informazione adeguata al riguardo.

Annunciazione, Annunciazione andare dallo psicologo, psicoterapeuta non vuol dire essere matti, pazzi, fuori di testa e chi più ne ha più ne metta. Vuol dire essere consapevoli della necessita di un aiuto esterno, di uno specialista del settore mente, che possa aiutare a realizzare un cambiamento, realizzare di modificare delle abitudini di vita.

Per me è ancora più sconcertante guardarmi intorno e vedere, nei cartelloni pubblicitari nelle strade, alla televisione, pubblicità di cartomanti, maghi e non so cos’altro, che assicurano una guarigione, intrugli amorosi, benefici sul lavoro!

Vorrei qui sfatare il mito del se vado dallo psicologo non sei normale!

Rendersi conto di avere necessita di un aiuto esterno di un professionista per vivere la propria vita con maggior armonia, equilibrio è un segnale di sanità. Comprendere che chiedere “aiuto” ad una persona qualificata nel settore è sanità.

Metto in serio dubbio invece chi va dai maghi, cartomanti e affini. Mi domando: “Quella invece è sanità mentale?”.
Ma del resto questo è solo una mia semplice idea.

Vorrei concludere i miei pensieri elencando cosa sia in realtà uno psicologo e in che ambiti possa essere di aiuto concretamente.

Dicesi Psicologo: lo studioso di psicologia.
Dicesi Psicologia: scienza che studia il comportamento e i processi mentali dell’uomo e dell’animale.

Entrambi prese dal vocabolario della lingua Italiana, nello specifico il mio è Larus.

Per essere più chiara, lo psicologo… è un individuo o individua laureata in Psicologia e regolarmente iscritto all’albo degli psicologi. Un professionista che sa utilizzare degli strumenti di valutazione, che vanno da dei test al semplice colloquio, tanto per “intenderci a soldoni”.

Un professionista che utilizza strumenti di prevenzione del disagio. Promuove l’autoconsapevolezza nelle persone che si rivolgono a lui, consapevolezza dei propri pensieri, propri sentimenti, propri modi di fare. Porta le persone a sviluppare benessere e autonomia nel raggiungerlo!

E’ un professionista che aiuta nella crescita personale: promuove l’autostima, la comunicazione, il coaching (allenamento a vivere bene, permettetemi la licenza poetica!), le relazioni di coppia, problematiche adolescenziali, problematiche infantili, problematiche nell’età adulta, problematiche nella vecchiaia, autoconsapevolezza, percorsi educativi, consulenze.

Un professionista intento a sviluppare un benessere nei singoli e nei gruppi.

Un professionista che fa ricerca, sperimenta, attiva percorsi di abilitazione ed è anche un professionista impegnato nell’educazione.

Insomma un professionista serio pronto ad aiutare nelle problematiche esistenziali, serio nel trovare in collaborazione con la persona rivolta a lui una strada concreta per vivere la propria vita con serenità e benessere a prescindere le difficoltà che si incontrano.

Un professionista che ha passato e passa molto del suo tempo ad informarsi sul funzionamento della mente e degli esseri umani.

A questo punto mi viene in mente il mio grande Nonno che soleva dire di fronte a cosa importanti: “Niente non è”.

Articolo a cura della Dottoressa Federica Curzi. Autrice di “Conoscersi meglio. Consapevolezza e assertività”