Occhio, malocchio, psicologia e … pastrocchio

Una riflessione semi-seria sulle superstizioni e sulle false credenze che coinvolgono il nostro quotidiano.
malocchio

Qualche giorno fa ho preparato una cena a casa, piacevole, allegra; si festeggiava un compleanno. Dopo qualche bicchiere di vino e buon cibo la lingua si scioglie e, non so come, siamo finiti a parlare di malocchio, di magia e affini.

Il primo a mettere i sui ricordi in tavola è stato, sorpresa, sorpresa, il nostro amico anestesista, sessanta anni suonati.

Eccolo lì, il rappresentante della scienza, delle provette e calcoli che inizia col raccontarci che quando aveva circa 12 anni, una sua zia, preoccupata del fatto che non si sentisse bene (si lamentava di una eccessiva stanchezza, di avere spesso il mal di testa e di altri sintomi probabilmente adolescenziali) gli “praticò” l’anti malocchio.

Ha giurato che dal preciso momento in cui il rito contro il malocchio è terminato, lui è stato subito meglio.
Noi “esperti del mestiere” (psicologi, psicoterapeuti, ricercatori e affini) comprendiamo benissimo che dietro ci sono due fenomeni che gli esperti chiamano rispettivamente “profezie che si autodeterminano” o il famoso “effetto Placebo”.

In realtà anche il nostro illustre dottore dovrebbe conoscere bene l’effetto placebo!
Per chi non avesse ben chiaro i due ragionamenti:
“Diconsi” profezie che si auto determinano, quei fenomeni per cui, se te la cerchi, poi t’arriva, in altre parole, se pensi che il vassoio ti cadrà, il vassoio ti cadrà davvero, fenomeno che camerieri, baristi, casalinghe, conoscono alla perfezione.
“Dicesi” Effetto Placebo, quel fenomeno per cui “se te do na caramella e te dico che è na medicina che te cura il singhiozzo, te ci credi e il singhiozzo te passa” (pressappoco è come mi ha spiegato il fenomeno un mio amico romano che studiava con me psicologia a Padova, quando discutevamo del suddetto effetto).
Ma, nonostante spiegazioni più o meno scientifiche, eccoci li intenti a voler dar credito ad un mondo fatto di illusioni e magia.

Mi domando, prima come essere umano e poi come psicologa: perché?
Giusto per essere chiari sull’argomento, il malocchio in Italia è una tradizione popolare antica e molto sentita e altro non rappresenta che l’effetto di uno sguardo invidioso e malevolo rivolto verso una persona, la quale da quel momento in poi incomincia a sentirsi stanca, svogliata, con dei mal di testa e con la “sfiga” come seconda pelle.

Dal racconto del nostro dottore, la mia testa ha iniziato a vagare nel mio passato ed ecco riaffiorare alla mente storie legate alla magia, alla superstizione.
Ricordo che durante la mia infanzia, siccome mia madre lavorava a tempo pieno, si faceva aiutare, nelle faccende domestiche, da una signora che si chiamava Maria ed era una donnona mora, sempre con i capelli raccolti in una treccia grossa come la fune di una nave.
Maria, concreta donna di campagna, con due bicipiti da coltivatore di tabacco, che gli permettevano, ogni mattina, per svegliare mio fratello, dormiglione e un po’ fannullone, come se niente fosse, scaraventandolo giù dal letto con il materasso e tutto.
Maria, con i due occhi azzurri chiari più belli che abbia ancor mai visto.

Lei, proprio lei, ogni tanto, soprattutto quando io e mio fratello ci lamentavamo di essere stanchi e con il mal di testa, o di passare un periodo sfortunato, ci metteva subito seduti di fronte ad un piatto pieno di acqua, prendeva l’olio, lo versava in una tazzina, ci segnava con il dito destro una croce più volte sulla fronte, poi imbeveva il dito nella tazzina e faceva cadere una goccia d’olio sull’acqua contenuta nel piatto; se la goccia si allargava fino a sparire, partiva con non so quali strofe per levarci il malocchio, se invece la goccia rimaneva intatta nell’acqua soleva dire: “Prenditi qualche medicina che vedrai che starai meglio”.
Oppure: “Stai più attento quando fai le cose e vedrai che tutto andrà meglio!”, nel caso di ipotetica sfiga.

Un altro ricordo risalente alla mia adolescenza riguarda la seguente storia: la zia del mio ex ragazzo, convinta che il suo prezioso nipote avesse il malocchio, ci portò, con l’inganno, a casa di un signore, in una paese vicino a dove abitavamo, per farglielo togliere. Io ero e son ancora oggi basita da quella esperienza, tant’è che all’epoca non sono voluta nemmeno entrare nella stanza dove questo “stregone” mise in atto l’anti malocchio (oggi forse la curiosità avrebbe vinto sul timore di all’ora); ma avreste dovuto vedere la faccia del mio ex dopo aver parlato con questo signore, pensate gli dette dell’acqua benedetta da bere un po’ tutti i giorni, finché non l’avesse finita!!!!!

Ma, ritornando alla cena con i miei amici, il pezzo forte della serata è stato avere, nella bella tavolata, il figlio di una delle tante donne che tolgono il malocchio, il quale con la sua alta esperienza, ci ha ricordato che per diventare una ‘toglitrice di malocchio’, bisogna, nella notte di Natale, mettersi in contatto con una che ha già il potere, la quale, solo in quella magica notte, può dirti come funziona il rito e quali sono le parole da utilizzare trasformandoti cosi per sempre, in una ‘toglitrice di malocchi’ a tua volta.

Non è strano, in Italia, che in una cena tra amici si incominci a parlare di malocchio, magia e sedute spiritiche; del resto la realtà è che siamo un popolo cresciuto a pizza e superstizioni, malocchio, amuleti porta fortuna e più ne ha più ne metta.

Io provengo da una regione, le Marche, che oltre alle belle colline, al mare meraviglioso e ad un ottimo cibo (per non parlare dei vini), è molto legata alle superstizioni, alla magia (non a caso c’è la strega o fata Sibilla, da dove prende il nome i monti Sibillini) e ai riti contro il malocchio.

Dalle mie parti non è raro sentirsi dire almeno una volta nella vita, sempre in momenti di difficoltà e malattia, di controllare se il cuscino con il quale dormi presenti delle chiazza scure (sporco dovuto all’usura del cuscino???? Forse è il caso di cambiarlo????). Se ci sono bisogna aprire il cuscino e controllare se all’interno ci sono dei rovi o cose strane intrecciate nel qual caso il malocchio è potente e diventa necessario ricorre a qualche fattucchiere in gamba.
“Diconsi” fattucchiere le stregone anti malocchio.

Vi assicuro che dentro i vecchi cuscini, per intenderci quelli fatti a mano, qualcosa di intrecciato, per esempio fili di lana o cose simili, c’era quasi sempre e vi lascio immaginare come il panico salisse dopo aver fatto una simile scoperta, perché le persone, se cresciute in un ambiente dove si crede alla magia, sono spesso predisposte a trovare risposte fantasiose piuttosto che razionali.
Questo può sembrare assurdo ed anche un po’ pazzesco (forse è anche per questo che poi mi sono laureata in psicologia) ma vi assicuro che per me e per un italiano nato e cresciuto in questa bella Italia fra superstizioni e malocchi, sono discorsi abbastanza conosciuti e normali.

Ora ci rido, ma se devo essere sincera, se cade il sale per terra, ne prendo sempre un pizzichino e lo butto dietro alla schiena; non apro mai un ombrello dentro casa e non metto mai il pane al rovescio sul tavolo. E tendo sempre a regalare oggetti rossi da mettere fuori dalla porta di casa come portafortuna e “anti sfiga”, se qualcuno mi racconta che sta passando un periodo sfortunato.
Guai se vedo posare un cappello sul letto.

La superstizione del cappello è nata dal fatto che, quando ancora il medico di famiglia andava a trovare i malati nelle proprie case, soleva mettere il cappello sul letto ed è ovvio che il cappello ha assunto un potere negativo perché, del resto, il medico di solito andava a visitare malati e moribondi.

Altra usanza superstiziosa, alla quale non ho potuto in alcun modo sottrarmi, in quanto testimone della sposa, è stata veder fare il letto matrimoniale della suddetta la sua prima notte di nozze da due vergini! In sostanza mi sono ritrovata in casa della mia amica in presenza di due ragazzine giovani (figlie di una zia), le quali auto proclamatesi illibate, si sono messe a rifare il letto.
Il matrimonio è finito neanche dopo sei mesi e io mi chiedo: “Probabile che avessero mentito alle loro madri???” e per come è finito il matrimonio, penso proprio di si.

Uso spesso l’incenso per purificare l’aria; sostanzialmente, quando ho un periodo brutto, prendo un bastoncino di incenso e comincio a vagare per la casa come una streghetta buona, stando ben attenta a passare bene in tutti gli angoli e questo aiuta a purificare l’aria a scacciare le energie negative. Potete immaginare la faccia dei miei gatti e del mio compagno!!!! È chiaro leggere in loro il sospetto che sono impazzita.

Inoltre se sento una civetta cantare vicino casa penso sempre: “Oddio chi è che morirà” e se mi taglia la strada, fuori casa , un gatto nero la prima reazione è quella di cambiare strada mentre ho sempre saputo che avere un gatto nero in casa porta energie positive (quindi non a caso sto scrivendo questo articolo con accanto il mio fido gatto completamente nero con gli occhi gialli come il sole).
Potrei continuare chissà per quanto tempo a elencare le mie superstizioni, rischiando di annoiarvi ma il punto è, che in questa bella Italia, oltre alle cose conosciute (pizza, vino, sole) c’è anche un mondo fatto di amuleti, di superstizioni e di magia, che vi assicuro la caratterizza in modo pregnante.

E del resto a che servono gli Psicologi quando esperti di magia e affini riescono con il loro “intrugli” e “teatri” a risolvere i problemi! Peccato che la realtà sia completamente differente.

Eppure, anche io psicologa filo cognitivo comportamentale, no dico cognitivo comportamentale (in sostanza credente del concreto, delle cosa da fare, delle azioni per modificarsi) amo questo mondo fatto di chiari e scuri. Mi sono chiesta perché!
Ed una risposta è arrivata: perché ho l’esigenza di vivere in un universo anche fatto di piccole magie, di piccoli misteri, i quali mi permettono di sognare fantasticare ed evadere qualche volta da una realtà troppo schiacciante, troppo seria, senza quel pizzico di umorismo contagioso di certi misteri e arcani.

Ho pensato “Forse se questa cosa vale per me, vale anche per tutte le altre persone” ma … c’è una spiegazione anche per questo modo di ragionare, gli esperti lo chiamano generalizzazione.
Ed allora la verità dove sta? Probabilmente lì nel mezzo, fra magia e concretezza.

Articolo a cura della Dottoressa Federica Curzi